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domenica 26 aprile 2015

Leonardo Da Vinci -Uomo Vitruviano

Leonardo Da Vinci -  Uomo Vitruviano



Se

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c'è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

Joseph Rudyard Kipling

mercoledì 15 aprile 2015

Sonetto dell'amore totale-Vinicius De Moraes


Sonetto dell'amore totale

Ti amo tanto, amore mio... non canta 
II cuore umano con più verità... 
Amo tè come amico e come amante 
In una sempre diversa realtà. 

Ti amo affine, di calmo amore pronto, 
E da oltre ti amo, presente in nostalgia. 
Ti amo, insomma, con grande libertà 
Dentro l'eterno ed in ogni momento. 

Come ama l'animale ti amo semplicemente, 
D'amore privo di mistero e privo di virtù 
Con un desiderio massiccio e permanente. 

E di amarti talmente e di frequente, 
Un giorno nel corpo tuo di repente 
Avrò da morire di amare più che uno possa. 

Vinicius de Moraes

domenica 24 agosto 2014

Tenerezza-Vinicius de Moraes

TENEREZZA


Io ti chiedo perdono di amarti all'improvviso 
Benché il mio amore sia una vecchia canzone alle tue orecchie, 
Delle ore passate all'ombra dei tuoi gesti 
Bevendo nella tua bocca il profumo dei sorrisi 
Delle notti che vissi ninnato
Dalla grazia ineffabile dei tuoi passi eternamente in fuga 
Porto la dolcezza di coloro che accettano malinconicamente. 
E posso dirti che il grande affetto che ti lascio 
Non porta l'esasperazione delle lacrime ne il fascino delle promesse 
Ne le misteriose parole dei veli dell'anima... 
È una calma, una dolcezza, un traboccare di carezze 
E richiede solo che tu riposi quieta, molto quieta 
E lasci che le mani ardenti della notte incontrino senza fatalità lo 
sguardo estatico dell'aurora.
Vinicius de Moraes

lunedì 26 agosto 2013

Sonetto di fedeltà-Vinicius de Moraes

Kristen Stewart e Robert Pattinson



SONETTO DI FEDELTÀ

Prima di tutto, al mio amore sarò attento
e con tanto zelo, e sempre, e tanto
che pur di fronte al maggiore incanto
di esso sia più ebbro il mio pensiero.
Voglio viverlo in ogni vano momento
e in sua lode spargerò il mio canto
e riderò il mio riso e verserò il mio pianto
al suo dolore o alla sua allegria.
E così, quando più tardi mi cercherà
forse la morte, angoscia di chi vive
forse la solitudine, fine di chi ama
io possa dire dell'amore (che ho avuto):
che non è immortale, dato che è fiamma
ma che è infinito fino a quando dura.


Soneto de Fidelidade

De tudo ao meu amor serei atento
Antes, e com tal zelo, e sempre, e tanto
Que mesmo em face do maior encanto
Dele se encante mais meu pensamento.

Quero vivê-lo em cada vão momento
E em seu louvor hei de espalhar meu canto
E rir meu riso e derramar meu pranto
Ao seu pesar ou seu contentamento

E assim, quando mais tarde me procure
Quem sabe a morte, angústia de quem vive
Quem sabe a solidão, fim de quem ama

Eu possa me dizer do amor (que tive):
Que não seja imortal, posto que é chama
Mas que seja infinito enquanto dure.

Vinicius de Moraes

martedì 6 agosto 2013

Gabriele D'Annunzio-Un ricordo



Un ricordo

 Io non sapevo qual fosse il mio malore
né dove andassi. Era uno strano giorno.
Oh, il giorno tanto pallido era in torno,
pallido tanto che facea stupore.

Non mi sovviene che di uno stupore
immenso che quella pianura in torno
mi facea, cosí pallida in quel giorno,
e muta, e ignota come il mio malore.

Non mi sovviene che d'un infinito
silenzio, dove un palpitare solo,
debole, oh tanto debole, si udiva.

Poi, veramente, nulla piú si udiva.
D'altro non mi sovviene. Eravi un solo
essere, un solo; e il resto era infinito.

Gabriele D'Annunzio

lunedì 24 giugno 2013

PORTAMI IL GIRASOLE-EUGENIO MONTALE


PORTAMI IL GIRASOLE

Portami il girasole ch'io lo
trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,









e mostri tutto il giorno agli azzurri 
specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto 
giallino.







Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.



Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.



Eugenio Montale
Tratta dalla raccolta:
"Ossi di seppia"

venerdì 25 gennaio 2013

AMORE

Johnny Weir

AMORE
Saffo, Grecia (612-580 a.C.)

Scuote amore il mio cuore
come vento nei monti si abbatte sulle querce.
Dolce madre,
non posso più tessere la tela;
desiderio di un giovane mi ha vinta
e la tenera Afrodite,
Fermati, o caro, rimani
dinnanzi a me,
rivela la grazia che è nel tuo sguardo.

lunedì 10 dicembre 2012

Quelle come me amano troppo - Alda Merini

Ettore e Andromaca-Giorgio de Chirico



Quelle come me amano troppo...

E' in queste ore di tenebre 

che ti vengo a cercare. 
Ovunque comincia la fuga d'amore 
tra me e te: 
io che entro nel tuo sonno, 
e quando tu sogni i demoni, 
i demoni della tua morte, 
e ti senti lontano da Dio, 
io ti resuscito il giorno...
Così quando è sera,
io mi adagio al tuo fianco come vergine stanca,
né so cosa tu mi puoi dare, né sai cos’io voglia dire...

Alda Merini

martedì 27 novembre 2012

L' Addio ai monti





Tratto da :"I promessi sposi" di Alessandro Manzoni




“Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, 


note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che 


lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo 


scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e 


biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto 


è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla 


fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla 


speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i 


sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e 


tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà 


dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, 


disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e 


morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case 


aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino 


il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con 


desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha 


già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando 


ricco a’ suoi monti.


Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio 


fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e 


n’è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo 


dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia 


que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai 


desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un 


momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con 


un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni 



il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa 

ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e 

non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno 


tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante 


volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato 


un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente 


benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava 


a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi 


figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.”


Alessandro Manzoni


.

martedì 6 novembre 2012

Narciso-Jacques Prevert


John Gibson- "Narciso" Royal Academy of Arts.

“Narciso”
Nudo si bagna Narciso
e fanciulle graziose vengono a vederlo
Narciso esce dall’acqua le avvicina e s’accorge
di non essere più come prima
Di lui qualcosa è mutato
S’accarezza con la mano
meravigliato di mostrare senza volere senza sapere
come un giovane stallone
le prove della sua virilità che nasce
Torna nell’acqua
più abbagliato che impacciato
E guarda le fanciulle
e
mezzo immerso nell’acqua ancora si guarda
E per un
fenomeno di rifrazione
vede un bastone spezzato
Così s’annega
Infantile deluso disperato.

Jacques Prèvert

Luciano De Crescenzo racconta il mito di Narciso



domenica 4 novembre 2012

SONO UNA DONNA- Joumana Haddad

Maschera bianca-Khnopff- particolare

SONO UNA DONNA 

Nessuno può immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio 
chi vedo quando chiudo gli occhi 
come vengo sospinta quando vengo sospinta 
cosa cerco quando lascio libere le mie mani. 
Nessuno, nessuno sa 
quando ho fame quando parto 
quando cammino e quando mi perdo,
nessuno sa 
che per me andare è ritornare, 
e ritornare è indietreggiare 
che la mia debolezza è una maschera 
e la mia forza è una maschera 
e quel che seguirà è una tempesta.

Credono di sapere 
ed io glielo lascio credere 
e creo.

Hanno costruito per me una gabbia 
affinché la mia libertà 
fosse una loro concessione 
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro, 
con e senza di loro 
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione è la mia volontà! 
La chiave della prigione è la loro lingua 
ma la loro lingua si avvinghia 
intorno alle dita del mio desiderio 
e al mio desiderio non impartiscono ordini.

Sono una donna. 
Credono che la mia libertà sia loro proprietà
e io glielo lascio credere 
e avvengo.

Joumana Haddad

martedì 9 ottobre 2012

A SILVIA




Donna-pensosa Beaux arts-museè



A SILVIA 

Silvia, rimembri ancora 

Quel tempo della tua vita mortale, 
Quando beltà splendea 
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, 
E tu, lieta e pensosa, il limitare 
Di gioventù salivi? 
Sonavan le quiete 
Stanze, e le vie dintorno, 
Al tuo perpetuo canto, 
Allor che all'opre femminili intenta 
Sedevi, assai contenta 
Di quel vago avvenir che in mente avevi. 
Era il maggio odoroso: e tu solevi 
Così menare il giorno. 
Io gli studi leggiadri 
Talor lasciando e le sudate carte, 
Ove il tempo mio primo 
E di me si spendea la miglior parte, 
D'in su i veroni del paterno ostello 
Porgea gli orecchi al suon della tua voce, 
Ed alla man veloce 
Che percorrea la faticosa tela. 
Mirava il ciel sereno, 
Le vie dorate e gli orti, 
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. 
Lingua mortal non dice 
Quel ch'io sentiva in seno. 
Che pensieri soavi, 
Che speranze, che cori, o Silvia mia! 
Quale allor ci apparia 
La vita umana e il fato! 
Quando sovviemmi di cotanta speme, 
Un affetto mi preme 
Acerbo e sconsolato, 
E tornami a doler di mia sventura. 
O natura, o natura, 
Perché non rendi poi 
Quel che prometti allor? perché di tanto 
Inganni i figli tuoi? 
Tu pria che l'erbe inaridisse il verno, 
Da chiuso morbo combattuta e vinta, 
Perivi, o tenerella. E non vedevi 
Il fior degli anni tuoi; 
Non ti molceva il core 
La dolce lode or delle negre chiome, 
Or degli sguardi innamorati e schivi; 
Né teco le compagne ai dì festivi 
Ragionavan d'amore. 
Anche peria fra poco 
La speranza mia dolce: agli anni miei 
Anche negaro i fati 
La giovanezza. Ahi come, 
Come passata sei, 
Cara compagna dell'età mia nova, 
Mia lacrimata speme! 
Questo è quel mondo? questi 
I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi 
Onde cotanto ragionammo insieme? 
Questa la sorte dell'umane genti? 
All'apparir del vero 
Tu, misera, cadesti: e con la mano 
La fredda morte ed una tomba ignuda 
Mostravi di lontano.

Giacomo Leopardi

lunedì 8 ottobre 2012

MI PIACI QUANDO TACI-Neruda


(Scultura:Donna,Camille Claudel)

Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell'anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

Pablo Neruda

sabato 6 ottobre 2012

LA MASCHERA-Eugenio Montale



La maschera (Camille Claudel) 

La maschera 


Chissà se un giorno butteremo le maschere

che portiamo sul volto senza saperlo.

Per questo è tanto difficile identificare

gli uomini che incontriamo.

Forse fra i tanti, fra i milioni c’è

quello in cui viso e maschera coincidono

e lui solo potrebbe dirci la parola

che attendiamo da sempre. Ma è probabile

che egli stesso non sappia il suo privilegio.

Chi l’ha saputo, se uno ne fu mai,

pagò il suo dono con balbuzie o peggio.

Non valeva la pena di trovarlo. Il suo nome

fu sempre impronunciabile per cause

non solo di fonetica. La scienza

ha ben altro da fare o da non fare.


Eugenio Montale.


venerdì 5 ottobre 2012

L'infinito



L'infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

Pablo Neruda-Nuda



Nuda

Nuda sei semplice come una delle tue mani,

liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.
Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro.
Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finchè nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo
come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

Pablo Neruda

giovedì 4 ottobre 2012

Pablo Neruda-è proibito

È proibito


È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta'.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche' le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
È proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono   meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
nelle proprie mani.
È proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio' che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo' togliere.
È proibito non cercare la tua felicita',
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.


Pablo Neruda

martedì 2 ottobre 2012

MIO FIUME ANCHE TU






MIO FIUME ANCHE TU



Mio fiume anche tu, Tevere fatale,

Ora che notte già turbata scorre;
Ora che persistente
E come a stento erotto dalla pietra
Un gemito d'agnelli si propaga
Smarrito per le strade esterrefatte;
Che di male l'attesa senza requie,
Il peggiore dei mali,
Che l'attesa di male imprevedibile
Intralcia animo e passi;
Che singhiozzi infiniti, a lungo rantoli
Agghiacciano le case tane incerte;
Ora che scorre notte già straziata,
Che ogni attimo spariscono di schianto
O temono l'offesa tanti segni
Giunti, quasi divine forme, a splendere
Per ascensione di millenni umani;
Ora che già sconvolta scorre notte,
E quanto un uomo può patire imparo;
Ora ora, mentre schiavo
Il mondo d'abissale pena soffoca;
Ora che insopportabile il tormento
Si sfrena tra i fratelli in ira a morte;
Ora che osano dire
Le mie blasfeme labbra:
"Cristo, pensoso palpito,
Perchè la Tua bontà
S'è tanto allontanata?"

Ora che pecorelle cogli agnelli

Si sbandano stupite e, per le strade
Che già furono urbane, si desolano;
Ora che prova un popolo
Dopo gli strappi dell'emigrazione,
La stolta iniquità
Delle deportazioni;
Ora che nelle fosse
Con fantasia ritorta
E mani spudorate
Dalle fattezze umane l'uomo lacera
L'immagine divina
E pietà in grido si contrae di pietra;
Ora che l'innocenza
Reclama almeno un eco,
E geme anche nel cuore più indurito;
Ora che sono vani gli altri gridi;
Vedo ora chiaro nella notte triste.

Vedo ora nella notte triste, imparo,

So che l'inferno s'apre sulla terra
Su misura di quanto
L'uomo si sottrae, folle,
Alla purezza della Tua passione.

Fa piaga nel Tuo cuore

La somma del dolore
Che va spargendo sulla terra l'uomo;
Il Tuo cuore è la sede appassionata
Dell'amore non vano.

Cristo, pensoso palpito,

Astro incarnato nell'umane tenebre,
Fratello che t'immoli
Perennemente per riedificare
Umanamente l'uomo,
Santo, Santo che soffri,
Maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
Per liberare dalla morte i morti
E sorreggere noi infelici vivi,
D'un pianto solo mio non piango più,
Ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri.

Giuseppe Ungaretti



ALBA


Sacountala di Camille Claudel, in marmo ribattezzata 
Vertumne et Pomone (1886)

 Alba

Il mio cuore oppresso
con l'alba avverte
il dolore del suo amore e il sogno delle lontananze.
La luce dell'aurora porta
rimpianti a non finire
e tristezza senza occhi
del midollo dell'anima.
Il sepolcro della notte
distende il nero velo
per nascondere col giorno
l'immensa sommità stellata.
Che farò in questi campi
cogliendo nidi e rami,
circondato dall'aurora
e con un'anima carica di notte!
Che farò se con le chiare luci
i tuoi occhi sono morti
e la mia carne non sentirà
il calore dei tuoi sguardi!

Perchè per sempre ti ho perduta
in quella chiara sera?
Oggi il mio petto è arido
come una stella spenta

Federico Garcia Lorca




martedì 25 settembre 2012

Ripenso il tuo sorriso


Ballerino Daniil Simkin

Daniil Simkin
RIPENSO IL TUO SORRISO

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida scorta per avventura tra le petraie d'un greto, esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi; e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto. Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano, se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua, o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua e recano il loro soffrire con sé come un talismano. Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma, e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia schietto come la cima d'una giovinetta palma..


. Eugenio Montale