venerdì 27 gennaio 2017

Notre Dame de Paris


Cattedrale"Notre dame de Paris"


Cattedrale"Notre dame de Paris"-Particolare della facciata

La cattedrale è anche l’ospitale aisilo di tutti i disgraziati. I malati che
venivano a Notre-Dame de Paris, per chièdere a Dio il lenimento delle loro
sofferenze, vi restavano fino alla completa guarigione. Era assegnata loro
una cappella, posta vicino alla seconda porta ed illuminata da sei lampade.
Qui essi passavano la notte. I medici visitavano i malati, proprio all'ingresso
della basilica, intorno all'acquasantiera. Ed è ancora là che la Facoltà di
medicina, nel XIII secolo, dopo essere uscita dall'Università per vivere
indipendente, venne a tenere le sue assemblee, stabilendovisi fino al 1454,
data della sua ultima riunione, convocata da Jacques Desparts.
Essa è anche l'asilo inviolabile dei perseguitati e il sepolcro dei defunti
illustri. È la città nella città, il centro intellettuale e morale del tessuto
urbano, cuore dell'attività pubblica, apoteosi del pensiero, della scienza e
dell'arte.
Con l'abbondante fioritura della sua decorazione, con la varietà dei
soggetti e delle scene che l'adornano, la cattedrale si presenta come
un'enciclopedia di tutto il sapere medioevale, perfettamente completa ed
assai variata, talvolta ingenua, talvolta nobile, ma sempre vivente. Queste
sfingi di pietra sono così degli educatori, degli iniziatori di prim'ordine.
Da secoli il guardiano di quest'ancestrale patrimonio è un vero e proprio
popolo di irsute chimere, di buffoni. di figurine, di mascheroni, di
minacciosi doccioni figurati - draghi, vampiri e tarasche,Specie di
manichino raffigurante un animale mostmoso che veniva portato in
processione alla Pentecoste in alcune città del Sud della Francia, in
particolare a Tarascona N.d.T.)
L'arte e la scienza, un tempo concentrate nei grandi monasteri, fuggono
dai laboratori, corrono all'edificio, si avvinghiano ai campanili, ai pinnacoli,
agli archi rampanti, si sospendono alle volte, popolano le nicchie,
trasformano le vetrate in gemme preziose, il bronzo in vibrazioni sonore e
sbocciano sui portali con una gioiosa volata di libertà e di espressione. 
Niente di più laico dell'esoterismo di questo insegnamento! Niente di più
umano di questa profusione d'immagini originali, viventi, libere,
movimentate, pittoresche, talvolta disordinate ma sempre interessanti;
niente di più commovente di queste innumerevoli testimonianze della vita
quotidiana, del gusto dell'ideale, degli istinti dei nostri padri; e soprattutto,
niente di più avvincente del simbolismo dei vecchi alchimisti, abilmente
raffigurato dai modesti scultori di statue del medioevo. A questo proposito,
Notre-Dame de Paris, chiesa filosofale, è, senza possibilità di smentita, uno
dei i più perfetti prototipi del genere, come ha scritto Victor Hugo, «il più
soddisfacente compendio di scienza ermetica, mentre la chiesa di 
SaintJacques la-Boucherne era un geroglifico completo». 

Tratto da "Il mistero delle cattedrali"Fulcanelli

La dolcezza di quel viso - John Keats


La dolcezza di quel viso
Lo sfavillio del suo sguardo splendente
E quel seno, terrestre paradiso.
Mai più felice sarà la vista mia,
Ché ha perso il visibile ogni sapore:
Perduto è il piacere della poesia,
L'ammirazione per il classico nitore.
Sapesse lei come batte il mio cuore,
Con un sorriso ne lenirebbe la pena,
E sollevato ne sentirei la dolcezza,
La gioia, mescolata col dolore.
Come un toscano perduto in Lapponia,
Tra le nevi, pensa al suo dolce Arno,
Così sarà lei per me in eterno
L'aura della mia memoria.

John Keats

lunedì 16 gennaio 2017

domenica 4 settembre 2016

Gli occhi delle donne


                                                      Tamara de Lempicka







Gli occhi delle donne

C'é più sapienza negli occhi delle donne che in tutti i vostri polverosi scaffali
C'é più sapienza negli occhi delle donne perchè amore li dentro brilla
e nei nostri a volte no
C'é più sapienza negli occhi delle donne di tutte le ricchezze,se le avete o meno non so, che avete accumulato
C'é più sapienza negli occhi delle donne perchè attraverso quelle lacrime che sono dentro gli occhi il cuore batte
C'é più sapienza negli occhi delle donne perchè quel battito di cuore e quelle lacrime vorrei che fossero nostre,o mie in modo particolare
C'é più sapienza negli occhi delle donne perchè l'unico modo per capire la bellezza della vita é amarli.
Shakespeare

domenica 26 aprile 2015

Leonardo Da Vinci -Uomo Vitruviano

Leonardo Da Vinci -  Uomo Vitruviano



Se

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c'è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

Joseph Rudyard Kipling