venerdì 25 gennaio 2013
sabato 29 dicembre 2012
CITTA' BIANCA
Di là, dopo sei giorni e sette notti, l’uomo arriva a Zobeide, città bianca, ben esposta alla luna, con vie che girano su se stesse come in un gomitolo. Questo si racconta della sua fondazione: uomini di nazioni diverse ebbero un sogno uguale, videro una donna correre di notte per una città sconosciuta, da dietro, coi capelli lunghi, ed era nuda. Sognarono d’inseguirla. Gira gira ognuno la perdette. Dopo il sogno andarono cercando quella città; non la trovarono ma si trovarono tra loro; decisero di costruire una città come nel sogno. Nella disposizione delle strade ognuno rifece il percorso del suo inseguimento; nel punto in cui aveva perso le tracce della fuggitiva ordinò diversamente che nel sogno gli spazi e le mura in modo che non gli potesse piú scappare.
Questa fu la città di Zobeide in cui si stabilirono aspettando che una notte si ripetesse quella scena. Nessuno di loro, né nel sonno né da sveglio, vide mai piú la donna. Le vie della città erano quelle in cui essi andavano al lavoro tutti i giorni, senza piú nessun rapporto con l’inseguimento sognato. Che del resto era già dimenticato da tempo.
Nuovi uomini arrivarono da altri paesi, avendo avuto un sogno come il loro, e nella città di Zobeide riconoscevano qualcosa delle vie del sogno, e cambiavano di posto a porticati e a scale perché somigliassero di piú al cammino della donna inseguita e perché nel punto in cui era sparita non le restasse via di scampo.
I primi arrivati non capivano che cosa attraesse questa gente a Zobeide, in questa brutta città, in questa trappola.
Città bianca (Italo calvino)Le città invisibili
lunedì 10 dicembre 2012
Quelle come me amano troppo - Alda Merini
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| Ettore e Andromaca-Giorgio de Chirico |
Quelle come me amano troppo...
E' in queste ore di tenebre
che ti vengo a cercare.
Ovunque comincia la fuga d'amore
tra me e te:
io che entro nel tuo sonno,
e quando tu sogni i demoni,
i demoni della tua morte,
e ti senti lontano da Dio,
io ti resuscito il giorno...
Così quando è sera,
io mi adagio al tuo fianco come vergine stanca,
né so cosa tu mi puoi dare, né sai cos’io voglia dire...
Alda Merini
domenica 2 dicembre 2012
martedì 27 novembre 2012
L' Addio ai monti
Tratto da :"I promessi sposi" di Alessandro Manzoni
“Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali,
note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che
lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo
scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e
biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto
è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla
fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla
speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i
sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e
tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà
dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira,
disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e
morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case
aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino
il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con
desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha
già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando
ricco a’ suoi monti.
Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio
fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e
n’è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo
dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia
que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai
desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un
momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con
un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni
il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa
ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e
non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno
tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante
volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato
un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente
benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava
a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi
figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.”
Alessandro Manzoni
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